mercoledì 7 dicembre 2016

Manlio Maresca & Manual For Errors: “Hardcore Chamber Music” [Auand, 2016]

Nel suo “Hardcore Chamber Music” il chitarrista Manlio Maresca propone una scaletta di undici brani originali, suonati insieme ai Manual For Errors, composti da Daniele Tittarelli all’alto, Francesco Lento alla tromba, Roberto Tarenzi al pianoforte, Matteo Bordone al contrabbasso ed Enrico Morello alla batteria. Si tratta di musicisti che trovano nella duttilità espressiva e formale il loro comune denominatore, attraverso il quale sviluppano un linguaggio di jazz contemporaneo, pronto nel prendere direzioni mai prevedibili. Il lavoro gira attorno all’idea concettuale dell’esaltazione dell’errore, inteso come leva creativa verso scenari inattesi e inconsueti. Brani dalle melodie cantabili si danno alternanza con passaggi dal maggiore piglio introspettivo, situazioni caotiche e frenetiche lasciano spazio a momenti sornioni e riflessivi. La traccia conclusiva, Esercizi di memoria (Summer Version) vede la partecipazione di Domenico Sanna al Fender Rhodes.

Wolfgang Muthspiel: “Rising Grace” [ECM, 2016]

Oltre al leader Wolfgang Muthspiel in “Rising Grace” troviamo una formazione all star composta da Ambrose Akinmusire alla tromba, Brad Mehldau al pianoforte, Larry Grenadier al contrabbasso e Brian Blade alla batteria. Il programma prevede solo musica originale firmata dal chitarrista austriaco, che si divide tra strumento elettrico e acustico, fatta eccezione per Wolfgang’s Waltz di Brad Mehldau, compresa una sentita dedica a Kenny Wheeler dal titolo Den Wheeler, Den Kenny. L’album propone temi melodicamente cantabili, con quello della title track, passaggi dalle atmosfere sospese e sognanti, e un continuo interplay strumentale tra gli interpreti, ognuno dei quali porta contributi decisivi a un suono d’insieme morbido e costruito con estrema parsimonia timbrica.

Francesco Orio Trio: “Causality Chance Need” [NAU Records, 2016]

Come descritto nelle note di copertina le tracce di “Casuality Chance Need” seguono un principio comune di improvvisazione basata sull’elaborazione di brevi frammenti originali, per un lavoro d’insieme che il pianista Francesco Orio firma in trio con Fabio Crespiatico al basso elettrico e Davide Bussoleni alla batteria. La loro è una visione della materia sonora che travalica con destrezza gli argini di genere e stile, andando a indagare spazi e luoghi remoti, dove si incontrano melodie cantabili (alcune esposte in solo da Orio), ma anche figurazioni astratte o introspettive. In due brani troviamo la voce recitante dell’ospite Umberto Petrin, che conferisce al lavoro ulteriori spunti d’interesse espressivo e di variazione formale. L’artwork è firmato da Gianmarco Balestri.

sabato 3 dicembre 2016

Dejan Terzić: “Prometheus” [CAM Jazz, 2016]

Nel suo “Prometheus” il batterista Dejan Terzić è a capo di un quartetto completato da Chris Speed al sassofono, Bojan Zulfikarpašić al pianoforte e Matt Penman al contrabbasso. In scaletta troviamo dieci tracce, tutte firmate dal leader, che riflettono forme ed espressioni di contemporaneità jazzistica, per sommi capi legata alla tradizione, ma perennemente piegata verso una ricerca di timbri, di significati e di melodie del tutto originali. Terzić propone sia situazioni leggibili, con esposizioni tematiche concrete, come in Red, sia passaggi più introspettivi, riuscendo a creare un equilibrio estetico di valore e dalle forti connotazioni personali. Nella sua musica entrano echi folklorici balcanici, spinte ritmiche prossime al rock, intesa tra gli interpreti di matrice jazzistica. Nelle note di copertina il giornalista scozzese Brian Morton definisce l’impronta del batterista come: «Un’audace sfida alla divinità della musica».

Trygve Seim “Rumi Songs” [ECM, 2016]

Nel suo “Rumi Songs” il sassofonista norvegese Trygve Seim organizza una cubatura timbrica che include la partecipazione di Frode Haltli alla fisarmonica, Svante Henryson al violoncello e la voce di Tora Augestad. La scaletta prevede l’interpretazione di testi, tradotti in inglese, del poeta Jalaluddin Rumi con musica originale scritta da Seim. I primi piani espressivi sono a favore della voce moderata della Augestad, la quale si muove in un’ambientazione misurata, cameristica, costruita attorno a un costante controllo dei volumi e delle forme, per un insieme che riflette sensazioni di eleganza e contemplazione. Per Trygve Seim si tratta della realizzazione di un progetto costruito attorno all’arte Jalaluddin Rumi, pensato nel dettaglio e messo a fuoco grazie alla produzione artistica di Manfred Eicher.